Prigionieri dimenticati

Prigionieri dimenticati

Internati militari italiani nei campi di Hitler

di Claudio Tagliasacchi

 

Descrizione

Le vicende vissute da un ragazzo di ventidue anni, travolto con altri 600.000 da un evento terribile e drammatico: un raro documento sulla realtà degli ''Internati Militari'' nei campi di lavoro in Germania, dopo la svolta dell'8 settembre.

Quarta di copertina

«Prigionia è freddo e fame, al limite della tolleranza. È un dolore che attanaglia lo stomaco: ed è sempre lì». Sono parole di Claudio Tagliasacchi dal lager per internati militari italiani di Siedice: lo Stalag 366. Certo in questi campi di concentramento che i tedeschi hanno riservato ai soldati «traditori» italiani che dopo l'8 settembre del 1943 erano , "nemici" non si moriva come ad Auschwitz o nei campi di lavoro di Dachau, Buchenwald o Mauthausen. Eppure le condizioni di vita erano tremende: malattie, fame, freddo, lavoro, punizioni erano all'ordine del giorno. Il rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di tornare a combattere a fianco dei tedeschi significò per la maggioranza dei seicentomila internati militari la totale mancanza della tutela di cui potevano godere i prigionieri di guerra. Inoltre, le vicende degli internati militari non ebbero mai in Italia il giusto riconoscimento. Tagliasacchi, raccontandoci la storia della sua prigionia e liberazione, ci permette di aprire una pagina per molti versi ancora bianca della nostra storia e della nostra resistenza. Il lungo viaggio da Rodi alla Polonia e poi il tormentato peregrinare nei diversi lager di Germania, dove fu costretto a lavorare in fabbrica, gli espedienti per sopravvivere e l'avventuroso ritorno vengono raccontati dall'autore con un linguaggio sempre carico di sentimento e passione. Prigionieri dimenticati è a suo modo anche il romanzo di formazione di un ragazzo di ventidue anni che, travolto dagli orrori della guerra, decide di resistere e di patire perché il mondo del domani potesse essere senza più totalitarismi né guerre.

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